E tu sei Passiva o Assertiva?

Parleremo di come migliorare uno stile relazionale che spesso ci lascia insoddisfatti e ci contraddistingue in modo trasversale. Lo stile relazionale non assertivo, cioè passivo, non rappresenta infatti una caratteristica peculiare e unica di un certo disagio, ma può essere comune a molte persone con difficoltà emotive.

Per assertività si intende uno stile comunicativo e un’abilità sociale che tenga conto sia del rispetto dei diritti delle altre persone, sia del rispetto dei propri bisogni e desideri. In sintesi, assertività è rispettare se stessi senza calpestare i diritti degli altri, tenendo un comportamento di relazione che implica un’onesta espressione dei propri bisogni, desideri, sentimenti e opinioni in modo adeguato e coerente alla situazione specifica in cui ci si trova, senza provare imbarazzo o sensi di colpa.

Lo stile assertivo comporta numerosi vantaggi a breve e a lungo termine, sia per chi è assertivo sia per quanti si relazionano con lui, cioè:

  • stare bene con se stessi e con gli altri,
  • sentirsi protagonisti,
  • instaurare rapporti di fiducia,
  • essere disponibili a cercare soluzioni condivise,
  • avere una migliore autostima,
  • avere relazioni più ricche, autentiche e piene.

La persona che ha uno stile relazionale passivo mostra in genere difficoltà ad esprimersi e tende a nascondere il proprio pensiero. Questo accade perché prova imbarazzo, tensione, ansia e colpa o perché teme che gli altri se ne approfittino, la prendano in giro o la giudichino male. Evita quindi di prendere iniziative e di proporre soluzioni innovative ai problemi, col risultato che difficilmente riesce a soddisfare i suoi bisogni e desideri. Avendo difficoltà a manifestare la propria opinione, non riesce inoltre a instaurare rapporti pienamente soddisfacenti.

Spesso questo comportamento viene messo in atto perché si spera di ottenere determinati vantaggi, soprattutto a breve termine, come:

  • evitare a tutti i costi un possibile conflitto,
  • ridurre l’ansia di esporsi,
  • neutralizzare il senso di colpa,
  • rendersi piacevole all’interlocutore,
  • ottenere un consenso sociale per la propria remissività.

Anche se a breve termine questi risultati possono sembrare conseguiti e placare la tensione provata, tutto ciò a lungo andare logora sia la persona, sia l’altro, sia la relazione. Non solo gli scopi ricercati spesso non vengono davvero raggiunti e consolidati, ma la persona si scopre poi insoddisfatta di sé e del suo rapporto con gli altri; il ripetersi di episodi di comportamento passivo riduce il livello di autostima e autoefficacia personale; viene avvertita la spiacevole sensazione di trovarsi sempre in balìa dell’interlocutore, di non essere in grado di prendere alcuna iniziativa, di non poter affrontare gli eventi in modo da raggiungere i propri scopi ed essere soddisfatti; si prova spesso rabbia e frustrazione e si ha la sensazione di essere sfruttati. Anche l’interlocutore può provare il disagio di dover indovinare che cosa pensi e voglia l’altro, di dover scegliere e parlare anche per lui, di avere dei rapporti poco sinceri e leali, di dover fronteggiare successivamente probabili chiusure ingiustificate da parte della persona passiva.

A lungo andare, questo stile relazionale produce depressione e sofferenza, e può portare a esplosioni inattese di collera, passando d’improvviso a un comportamento aggressivo opposto.

Solo attraverso un percorso di psicoterapia è possibile comprendere le ragioni profonde del proprio stile relazionale disfunzionale e raggiungere parallelamente l’acquisizione di una nuova abilità comunicativa in grado di donare piacere e serenità a se stessi e agli altri.