PERCHÉ È IMPORTANTE TORNARE AL PASSATO

Ogni essere umano, tutti, anche te che stai leggendo, siamo nati con dei bisogni. Questi bisogni salgono a galla e vengono espressi dal nostro corpo sotto forma di emozioni. Sebbene tutti noi veniamo investiti da queste reazioni fisiologiche che percepiamo come sentimenti di desiderio, paura, attaccamento e tristezza, la ricerca ha recentemente dimostrato che tutte queste emozioni sono collegate a dei bisogni che affondano le proprie radici nel passato.

 

 

Cosa intendo per bisogni? Intendo tutte quella serie di emozioni che possiamo provare sempre in conseguenza di un evento attivante, esterno e reale, o interno e immaginato. Faccio degli esempi per mostrarvi come e quando è matematico che proveremo queste emozioni:

  • Abbiamo bisogno di interagire con il mondo e provare cose nuove? Proveremo curiosità.
  • Abbiamo bisogno di sfuggire a situazioni pericolose? Proveremo paura.
  • Abbiamo perso qualcosa a cui tenevamo o di cui avevamo bisogno? Proveremo tristezza.
  • Abbiamo bisogno di allontanare cose o persone si frappongono fra noi e i nostri obiettivi? Proveremo rabbia.
  • Abbiamo raggiunto una cosa di cui avevamo bisogno? Proveremo felicità.

Sviluppare modi sani per soddisfare le nostre esigenze si traduce in una generale sensazione di benessere.

Quando le nostre esigenze non vengono soddisfatte, questo può tradursi in tentativi maldestri di mettere in atto strategie che avevano funzionato quando eravamo bambini, ma che si realizzano come puerili e soprattutto improduttive quando siamo adulti. Questo meccanismo interno ed involontario di annaspare in acque agitate utilizzando strategie estreme e disperate, può ovviamente portare solo ad una maggiore sofferenza nella nostra vita attuale, nelle relazioni e nel lavoro.

 

Allora perché è importante tornare al passato?

La psicoterapia cognitivo comportamentale, soprattutto quella degli ultimi anni, sa quanto è importante scavare nel passato per portare alla luce i modelli operativi interni di funzionamento. Questo è possibile grazie ad una attenta ricostruzione della storia di vita, in accordo e collaborazione con il terapeuta, cercando di soffermarsi sulle emozioni dolorose che possono per forza di cosa scaturire dal toccare certi tasti. Ma l’effetto di liberazione è potente. Rielaborare razionalmente alcuni accadimenti che ci hanno segnato (cosa che spesso accade solo nella stanza del terapeuta) innesca un meccanismo esplosivo che propaga le proprie scintille di felicità su ogni aspetto della nostra vita, sia esso relazionale, amoroso, che lavorativo.

 

La ricerca ha dimostrato che scavare nel passato per portare alla luce schemi di comportamento ben radicate in noi, perché risalenti ai primi anni di vita e all’interazione con gli adulti significativi che ci hanno messo al mondo, è la chiave per ottenere un miglior controllo sulle nostre emozioni.

In altre parole, la psicoterapia ci permette di disimparare le reazioni automatiche che hanno influenzato negativamente la nostra vita, e mettere in atto strategie di gestione e di espressione più produttive e quindi benefiche.

Per spiegarvi bene come questo sia possibile, devo portarvi via con me indietro nel tempo, ed osservare insieme a voi questo scenario:

Di fronte a noi c’è un bambino. Immaginiamo che questo bambino sia tu. Quando i suoi genitori escono dalla stanza, questo bambino giustamente non ha ancora la capacità di sapere che torneranno. Tutto ciò che sa è che ha un estremo bisogno di loro. Questo bisogno si esprime attraverso un sentimento di amore quando sono presenti e attraverso un sentimento di disperazione e terrore quando non li trova più. Non ha ancora acquisito la capacità di capire che non sono scomparsi nel nulla e che torneranno, o la capacità di calmarsi da solo imponendosi di rilassarsi.
Se tutto procederà bene a livello evolutivo, quel bambino scoprirà che quando i genitori lasciano la stanza, alla fine tornano sempre. Ma se i genitori si renderanno (magari involontariamente) inaffidabili o negligenti, la paura del bambino che questi genitori non tornino si rafforzerà di conseguenza. Magari questo bambino imparerà anche che disperandosi e spaccando tutti i suoi giochi, alla fine un genitore tornerà sempre, seppur per rimproverarlo e farlo sentire in colpa.
Questo bambino diventerà poi un giorno adolescente, e se i suoi genitori avranno continuato ad essere poco presenti, alla fine questo ragazzo si convincerà che la cosa migliore da fare per non provare dolore sarà fare finta che questi genitori non siano mai esistiti, e si allontanerà (purtroppo verso strade poco sicure) convinto di non aver bisogno di nessuno, tanto meno di loro.
Andiamo avanti nel tempo e lasciamo che questo ragazzo spenga le 30 candeline. Il traguardo dei 30 lo spinge a guardarsi indietro e a vedere cosa ne ha fatto della propria vita, e con fermezza decide di mettere un freno alle proprie sofferenze e di vedere con uno psicoterapeuta dove sia il problema. Con la ricostruzione della storia di vita emerge così che ogni volta che inizia a sentirsi dipendente da un altro significativo (un amico o una partner), sperimenta un intenso senso di angoscia e si allontana da chi gli vuole bene. Questo comportamento di evitamento degli altri significativi, progettato per proteggerlo dalla disperazione di un eventuale abbandono immaginato, lo porta alla fine alla reale rottura, che conferma poi di conseguenza la propria teoria del non potersi fidare di nessuno, in un eterno ciclo interpersonale che si mantiene vivo e si rinforza da sé.

 

 

Il lavoro che faremo in psicoterapia sarà appunto quello di scavare nel passato e ricostruire insieme (paziente e terapeuta) la storia di vita, prendendone le distanze ed osservandola come degli investigatori curiosi e affascinati, analizzandola cioè questa volta con la mente razionale di un adulto. La mente adulta ha infatti la capacità di capire cose che la mente di un bambino piccolo non è riuscita per forza di cose a cogliere.

Riusciremo così ad imparare a tollerare emozioni dolorose che si presentano andando a toccare certe zone delicate, e trovare insieme strategie più adeguate per esprimerle, spezzando così le vecchie catene che inconsapevolmente ci hanno guidato fino ad oggi e liberandoci poi una volta per tutte della paura di guardarci indietro e di ricordare certe cose.


AVVERTENZA

Se ti accorgi che questo articolo parla di te o comunque ti riguarda da vicino, non esitare a chiedere aiuto per risolvere il problema. La ricerca scientifica ha dimostrano che negare il problema o attendere può addirittura aggravarlo.

È proprio nella tua città che avrai modo di uscire da questa condizione affidandoti ad uno psicoterapeuta esperto

Di solito, i tempi di ripristino di una condizione di serenità si aggirano intorno ai soli 2 mesi di psicoterapia. I tempi di maturazione di una vera e propria malattia che in generale portano poi alla finale richiesta di aiuto, possono invece a volte addirittura durare anni (la ricerca scientifica stima che i tempi medi di attesa prima della chiamata allo psicoterapeuta sono addirittura di 10 anni).

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AUTORE DEL POST

Mi chiamo DANIELE BRUNI e sono uno Psicologo Psicoterapeuta specializzato in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Da anni mi occupo del trattamento dei disturbi della sfera psichica ed emotiva come ansia, attacchi di panico, disturbi di personalità e depressione. Ricevo nel mio studio privato nella centralissima San Benedetto del Tronto a pochi passi dall'Ospedale Civile insieme ad altri professionisti della salute fisica e mentale con cui collaboro a stretto contatto per il benessere completo dell'individuo, della coppia e della famiglia.

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